
Una formazione completa per imparare a condurre processi di coaching nei quali pensare meglio serve a scegliere meglio.
Coaching generalista, metodo filosofico applicato, pratica professionale, casi, laboratori, confini e responsabilità.
Una persona può sapere perfettamente che cosa dovrebbe fare e continuare a non riuscire a scegliere.
Può conoscere tutte le alternative.
Può aver già fatto liste di vantaggi e svantaggi.
Può aver ricevuto consigli, letto libri, ascoltato podcast, parlato con amici e continuare a trovarsi esattamente nello stesso punto.
Perché molte scelte importanti non sono difficili per mancanza di informazioni.
Sono difficili perché coinvolgono valori, identità, responsabilità, perdita, possibilità e significato.
In questi casi non basta chiedere: «Qual è l’opzione migliore?»
Occorre costruire un processo nel quale la persona possa comprendere che cosa sta realmente scegliendo, quali criteri sta utilizzando, che cosa è disposta a perdere e quale possibilità considera sufficientemente degna di essere assunta.
COACHING FILOSOFICO nasce per formare professionisti capaci di condurre questo processo.
Definire obiettivi è importante.
Ma non tutte le questioni umane possono essere comprese chiedendo semplicemente: «Che cosa vuoi ottenere?»
A volte il problema è proprio capire che cosa vale la pena volere.
Una persona può desiderare contemporaneamente due possibilità incompatibili.
Può volere sicurezza e libertà.
Stabilità e cambiamento.
Appartenenza e autonomia.
Successo professionale e una vita meno assorbita dal lavoro.
Può avere obiettivi perfettamente formulati e non sapere se quegli obiettivi appartengano davvero alla vita che desidera costruire.
Ed è qui che la filosofia diventa professionalmente utile al coaching.
Significa utilizzare strumenti filosofici per aumentare la qualità del processo di coaching.
Il professionista non deve mostrare quanto conosce la filosofia.
Deve saperla utilizzare senza sostituire il proprio pensiero a quello della persona.
Chiarire che cosa la persona sta chiedendo, quale risultato si aspetta dal processo e se la domanda appartiene realmente al campo del coaching.
Ricostruire ciò che sta accadendo senza ridurre troppo presto la complessità a un problema già definito.
Distinguere valori, desideri, vincoli, possibilità, interpretazioni, criteri e responsabilità presenti nella situazione.
Confrontare alternative e conseguenze senza trasformare il professionista nel decisore della vita altrui.
Riconoscere quando la comprensione è sufficientemente solida per poter scegliere, evitando sia la fretta sia l’analisi infinita.
Tradurre la scelta in un passo concreto, verificabile e coerente con ciò che è emerso.
Rileggere ciò che il processo ha reso visibile affinché l’esperienza produca capacità trasferibile e non soltanto una decisione isolata.
COACHING FILOSOFICO è stato progettato per evitare un errore frequente: aggiungere qualche domanda filosofica a una preparazione di coaching insufficiente.
Prima di integrare la filosofia, occorre saper condurre un processo di coaching.
Il percorso comprende una formazione completa di coaching generalista e costruisce progressivamente l’integrazione filosofica.
La formazione costruisce le basi necessarie per comprendere che cosa sia il coaching, che cosa non sia e come si struttura professionalmente una relazione di lavoro.
Una domanda efficace non è semplicemente una domanda aperta.
Deve essere pertinente al momento del processo e sufficientemente precisa da far avanzare il pensiero senza suggerire la risposta.
Il coaching non termina quando una persona comprende qualcosa.
Deve saper costruire il passaggio dalla comprensione all’azione.
Solo dopo aver costruito le basi del coaching, la formazione introduce sistematicamente il lavoro filosofico.
Molte decisioni non sono problemi da risolvere.
Sono conflitti da comprendere e assumere.
Alcune decisioni riguardano ciò che facciamo.
Altre riguardano chi stiamo diventando.
La formazione filosofica non serve a trasformare la sessione in una lezione.
Serve a dare al professionista più prospettive con cui interrogare una situazione.
La competenza non emerge quando una definizione viene ricordata.
Emerge quando occorre decidere che cosa fare in una situazione concreta.
Un professionista competente non deve soltanto sapere come intervenire.
Deve sapere quando non intervenire.
GREEN · procedere nel mandato di coaching
YELLOW · rallentare, verificare, ridefinire il perimetro
RED · fermarsi e dare priorità alla tutela della persona
La formazione affronta anche il quadro nel quale il coaching può essere esercitato professionalmente.
COACHING FILOSOFICO è una formazione completamente testuale.
Non una raccolta di video da consumare.
Non la trascrizione di lezioni nate per un altro formato.
Ogni unità è stata progettata direttamente come testo formativo.
Puoi fermarti su una distinzione, rileggere un caso e tornare su un passaggio quando il lavoro richiede maggiore attenzione.
Concetti, casi e criteri possono essere ripresi quando diventano professionalmente pertinenti.
Il percorso può essere utilizzato anche come materiale di consultazione nel tempo.
Dovresti vedere meglio ciò che sta accadendo nel processo.
Al completamento di COACHING FILOSOFICO viene rilasciato un attestato di completamento con codice identificativo e QR verificabile.
Il QR permette di verificarne l’autenticità e la corrispondenza con il percorso completato.
L’attestato documenta la formazione svolta.
Non viene presentato come abilitazione statale, attestazione associativa o certificazione UNI.
COACHING FILOSOFICO è una formazione privata avanzata.
Non attribuisce titoli accademici e non autorizza attività che la legge riserva ad altre professioni.
Il percorso è dedicato al coaching e all’integrazione filosofica nel quadro delle attività professionali non riservate.
La formazione affronta espressamente il quadro della Legge 4/2013 e la UNI 11601:2024.
No.
Il percorso è costruito per fornire progressivamente sia le basi del coaching sia gli strumenti filosofici necessari all’integrazione.
Una preparazione filosofica precedente può rendere alcuni passaggi più familiari, ma non è un requisito indispensabile.
No.
Il percorso comprende una formazione completa di coaching generalista prima di costruire sistematicamente l’integrazione filosofica.
Chi possiede già una formazione nel coaching può utilizzare le prime aree anche come consolidamento e confronto metodologico.
No.
La filosofia è una componente distintiva del percorso, ma viene integrata dentro una formazione completa di coaching.
Il corso affronta relazione, mandato, ascolto, domande, obiettivi, azione, responsabilità, casi, confini professionali e quadro normativo.
Non coincidono.
Possono condividere strumenti filosofici, ma il coaching mantiene una struttura orientata al processo, alla deliberazione, all’avanzamento e all’apprendimento.
La formazione chiarisce le differenze di mandato, struttura e responsabilità professionale.
No.
Il principio centrale è opposto: la filosofia deve aumentare la capacità della persona di pensare, non sostituire il suo pensiero con quello del professionista.
Gli autori e le tradizioni vengono utilizzati come risorse per costruire distinzioni, domande e prospettive, non come risposte da prescrivere.
No.
Non insegna diagnosi, trattamento, psicoterapia o interventi riservati alle professioni sanitarie.
Una parte importante della formazione riguarda proprio il riconoscimento dei confini e delle situazioni nelle quali il coaching non è l’intervento appropriato.
Significa riconoscere il momento nel quale la persona possiede una comprensione sufficientemente solida per poter deliberare.
Non ogni dubbio deve essere eliminato.
Non ogni alternativa deve essere analizzata indefinitamente.
Una decisione reale avviene sempre dentro un certo grado di incertezza.
Il lavoro consiste quindi nel distinguere l’incertezza inevitabile dalla confusione che richiede ancora discernimento.
Significa trasformare una comprensione sufficientemente chiara in un passo concreto.
Il coaching filosofico non termina nella riflessione.
La riflessione deve poter produrre una direzione, una scelta o un’azione coerente con ciò che è emerso.
Significa rileggere il processo affinché ciò che è stato compreso non resti legato a una singola decisione.
La persona può riconoscere criteri, errori, modalità di ragionamento e risorse che potranno essere utilizzati anche in situazioni future.
Attraverso micro-casi, casi integrati, esercizi di riconoscimento, failure cases, contraddittorio e attività di autocorrezione.
Il punto non è soltanto individuare la risposta corretta.
È imparare a riconoscere perché una determinata scelta professionale sia più appropriata di un’altra.
Sì.
L’intero percorso è disponibile online e può essere seguito in autonomia.
Sì. Interamente.
È una scelta progettuale.
Le 170 lezioni sono state progettate direttamente come unità formative testuali, con concetti, distinzioni, casi, esercizi, laboratori e criteri professionali che possano essere letti, riletti e utilizzati come materiale di studio.
Non è stato progettato per essere “consumato” rapidamente.
Comprende 170 lezioni distribuite in 39 moduli, casi, laboratori, area normativa e attività conclusive di integrazione.
Il tempo necessario dipende dalla tua formazione precedente e dal livello con cui decidi di lavorare sugli esercizi e sui casi.
Puoi procedere in autonomia e organizzare lo studio secondo il tuo ritmo.
La parte finale comprende micro-casi di riconoscimento funzionale, un caso integrato dal Mandato all’Avanzamento, un caso di limite professionale ed esercitazioni conclusive con autocorrezione e consolidamento.
L’obiettivo è favorire l’integrazione di ciò che hai appreso, andando oltre il semplice ricordo delle definizioni.
No, e non perché manchi un passaggio che ESISTENZIALMENTE dovrebbe rilasciare.
Per il coaching esercitato nel perimetro delle attività professionali non riservate, il riferimento è il quadro delle professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinate dalla Legge 4/2013. La legge prevede un esercizio professionale libero, fondato su competenze, autonomia, indipendenza di giudizio e responsabilità.
Non esiste quindi, per il coaching in questo perimetro, il meccanismo tipico delle professioni regolamentate «corso → esame di Stato → titolo abilitante → iscrizione obbligatoria a un ordine».
Le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti le attestazioni previste dalla Legge 4/2013, ma tali attestazioni non sono requisito necessario per esercitare e non hanno funzione autorizzatoria.
La UNI 11601:2024 riguarda invece terminologia, caratteristiche e requisiti del servizio di coaching; la norma stessa precisa che non definisce le competenze dei professionisti coach. L’eventuale certificazione di conformità a una norma tecnica volontaria è un istituto distinto dall’abilitazione statale.
Sì.
Al completamento di COACHING FILOSOFICO viene rilasciato un attestato di completamento con codice identificativo e QR verificabile. Il QR consente di verificarne l’autenticità e la corrispondenza con il percorso formativo completato.
Il suo valore va letto nel corretto quadro professionale: per le attività non riservate cui si applica la Legge 4/2013, l’esercizio della professione non dipende dal possesso di una abilitazione statale o dall’iscrizione obbligatoria a un ordine professionale.
Anche le attestazioni di qualità e qualificazione professionale che le associazioni possono rilasciare ai propri iscritti ai sensi degli artt. 7 e 8 della Legge 4/2013 non costituiscono requisito necessario per l’esercizio dell’attività.
L’attestato di ESISTENZIALMENTE ha quindi una funzione diversa e precisa: documenta in modo identificabile e verificabile che la formazione COACHING FILOSOFICO è stata completata. Non è un’attestazione associativa ex Legge 4/2013 né una certificazione UNI e non pretende di esserlo.
Naturalmente non autorizza attività che la legge riserva ad altre professioni.
No.
Una formazione professionale seria dovrebbe produrre anche la capacità di riconoscere ciò che non rientra nel proprio perimetro.
Per questo il limite non è una nota marginale del corso: la parte finale include esplicitamente un caso su quando fermarsi, rinegoziare o indirizzare altrove.
L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come strumento di supporto alla progettazione, alla revisione e al controllo di coerenza.
Architettura del percorso, principi, competenze, confini professionali, progressione didattica e versione finale sono stati definiti e verificati all’interno del progetto ESISTENZIALMENTE.
Perché consideriamo la trasparenza parte della qualità professionale.
L’intelligenza artificiale è uno strumento. Ciò che conta è come viene utilizzata, con quali criteri e sotto quale responsabilità.
Comprende:
Si tratta di saper costruire un processo migliore.
Un processo nel quale la persona possa:
vedere con maggiore precisione ciò che sta accadendo,
distinguere ciò che oggi appare confuso,
riconoscere ciò che conta,
costruire criteri,
esaminare ragioni,
accettare che ogni scelta seria possa contenere una perdita,
e arrivare a una direzione che non le sia stata consegnata da qualcun altro.
Formazione professionale per il discernimento, la scelta e l’azione.
Accedi al percorsoEsistenzialmente
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